La storia di San Giustino de Jacobis
Ho
inteso inserire in questo sito anche la storia di S.Giustino de Jacobis
perché nacque a San Fele, a pochi chilometri dal Santuario al quale queste
pagine sono dedicate.
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San
Giustino de Jacobis, dunque, nacque il 9 Ottobre 1800 da Giovanni Battista e
Giuseppina Muccia. In
tenera età andò 2 volte vicino alla morte; la prima quando aveva solo un anno
a causa di una malattia e la seconda quando, dal dorso di una mula
imbizzarrita, rischiò di cadere in un precipizio.
Intorno al 1812, la famiglia di Giustino de Jacobis si trasferì a
Napoli, forse per motivi economici.
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Ai primi studi letterari ed umanistici, Giustino affiancò una
intensa partecipazione alla vita spirituale e fu così che nel 1818, il Padre
carmelitano Mariano Cacace, intuì la vocazione del giovane indirizzandolo
verso la comunità dei missionari Vincenziani, presenti a Napoli sin dal 1668
per iniziativa del cardinale Innico Caracciolo.
In quel periodo, gli appartenenti alla comunità rivolgevano la loro
attività soprattutto verso le popolazioni delle campagne o comunque bisognose
e Giustino si ambientò immediatamente con notevole spirito di dedizione.
Proseguendo i suoi studi, Giustino de Jacobis si spostò in Puglia e
fu proprio in questa terra che nel 1824, nella cattedrale di Brindisi (e non
ad Oria come alcuni testi riportano), fu ordinato sacerdote.
Nella stessa Puglia il de Jabobis trascorse i suoi primi anni di
sacerdozio e tra il 1824 ed il 1836 fu a Monopoli e Lecce.
Nel 1836 fece ritorno a Napoli, mentre in città una epidemia di
colera falcidiava fino a 100 persone al giorno; pure in quella circostanza, il
sacerdote sanfelese ebbe modo di dimostrare il suo spirito di dedizione verso
i tantissimi malati che i Vincenziani curavano direttamente fino a quando, in
coincidenza della processione dell'Immacolata, l'epidemia fu completamente
sconfitta.
A Napoli, nella chiesa di S.Nicola, si conserva tuttora la statua
della Madonna che anche Giustino de Jacobis trasportò a spalla.
Gli anni successivi al colera non furono più facili per Giustino:
nell'ottobre 1837 morì il padre e, nel giugno del 1838 la madre.
Quel dolore fu trasformato in una ulteriore offerta verso la sua
missione tanto da giungere a ricoprire la carica di superiore alla casa
"dei Vergini" e con questo nuovo impegno, la personalità ed il
valore di Giustino furono messe ancora più in risalto tanto da cominciare a
parlare di episcopato.
Nel frattempo, nel 1838, il padre vincenziano Giuseppe Sapeto,
avviò una missione a Massaua e, resosi conto del forte impegno che questa
comportava, informò a più riprese Papa Gregorio XVI della necessità di
rafforzarla.
Fu così che il cardinale Fransoni, prefetto della Congregazione
Romana, dopo aver conosciuto casualmente a Napoli Giustino de Jacobis e dopo
averne apprezzato le sue eccezionali virtù, propose al Procuratore generale
dei vincenziani di invitare Giustino de Jacobis ad accettare la missione in
Etiopia.
L'interessato, che aveva già in precedenza espresso il desiderio di
partire in missioni estere, accettò l'invito.
Prima di raggiungere l'Africa, però, decise di recarsi a Parigi per
pregare sulla tomba di San Vincenzo de Paoli, fondatore dell'ordine a cui
apparteneva.
Il 24 Maggio 1839 iniziò Il viaggio verso l'Etiopia e, attraverso
Malta, Nasso (Grecia), Siria, Alessandria d'Egitto, Cairo e Massaua, il 13
Ottobre Giustino de Jacobis giunse ad Adua dove incontrò Padre Giuseppe
Sapeto, fondatore della missione.
Durante i primi mesi, Giustino ebbe necessità di dedicare molto
tempo all'apprendimento della lingua ed alla conoscenza dei luoghi superando,
contestualmente, la diffidenza che gli indigeni avevano nei suoi confronti.
Successivamente, però, egli ed il Sapeto decisero di dividersi per
potersi occupare di un territorio più vasto e per non far risaltare troppo il
loro impegno agli occhi degli avversari religiosi.
A Giustino toccò la regione del Tigrè e si insediò ad Adua.
Nel 1840, il ras di quella regione, di nome Ubiè, propose al
missionario sanfelese di guidare la delegazione che avrebbe dovuto recarsi dal
patriarca di Alessandria d'Egitto a cui doveva essere chiesta la nomina di un
vescovo per la chiesa copta.
Giustino accettò l'offerta del ras ma la subordinò alla
autorizzazione a guidare la delegazione fino a Roma per salutare e conoscere
il Papa Gregorio XVI.
Questa condizione fu accettata e nel gennaio del 1841 la delegazione
partì alla volta di Alessandria. Giunti dal patriarca, questi nominò vescovo
Abba Andreas che in futuro si rivelò l'avversario più costante dei cattolici
e di Giustino.
La delegazione proseguì quindi per Roma dove il papa fu molto
cordiale nei confronti dell'intera delegazione e, ritornando in Etiopia,
Giustino de Jacobis riuscì a condurre con se due confratelli italiani: Padre
Lorenzo Bianchieri e Giuseppe Abbatini.
Altri risultati della missione giunsero più avanti con la
conversione al cattolicesimo del monaco etiopico Ghebrè Michael e via via
quella di altri indigeni.
Dopo
Adua, Giustino ed il suo folto seguito di indigeni fondarono altri centri
missionari a Gondar, Enticciò, Guala, Alitiena, Halai, Hebo, Cheren. A Guala,
in particolare, Giustino fondò il suo seminario al fine di garantire un luogo
dove formare al credo cattolico i sacerdoti nativi del posto. Con questa
realizzazione, il sacerdote lucano soddisfò una sua forte convinzione secondo
la quale, come egli stesso scriveva, "Un prete della Abissinia,
profondamente cattolico e sufficientemente istruito, grazie alla sua perfetta
conoscenza della lingua, degli usi e dei pregiudizi dei suoi connazionali -
conoscenza che difficilmente potrà avere un europeo - lavora con un successo
notevolmente superiore a quello di un europeo". Tra tutti questi luoghi
attraversati, comunque, è la città di Hebo quella a cui Giustino restò più
legato tanto che proprio lì sono conservate le sue spoglie,
venerate da cospicui pellegrinaggi provenienti da ogni zona
dell'Etiopia.
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Come detto prima, il nuovo Vescovo Abba Andreas, rese difficile la
vita al missionario lucano. Prima di insediarsi ad Adua, il vescovo si
incontrò nuovamente con il Ras Ubiè chiedendogli di espellere dal paese i
missionari cattolici. La richiesta non fu accolta ma la persecuzione verso
l'attività dei missionari cattolici era comunque già iniziata.
A Roma, intanto, per rafforzare la missione, fu deciso di costituire
proprio un Vicariato indipendente nelle zone del Sud Etiopia e ne fu
incaricato il Vescovo cappuccino Mons. Massaia che giunse da Giustino de
Jacobis agli inizi del 1847. Purtroppo, l'arrivo del cappuccino in Etiopia
creò subito un disagio all'intera missione. Infatti, una lettera a lui
indirizzata dal suo superiore generale e portante la dicitura: "Ad Abuna
Massaia, vescovo in Abissinia", fu recapitata nelle mani del vescovo
copto Andreas che, scoperta la presenza di un vescovo cattolico sul suo
territorio, scomunicò addirittura il Ras. Quest'ultimo, temendo il definitivo
tramonto, espulse Giustino dai territori di sua competenza; il missionario,
non avendo altre scelte, agli inizi di Ottobre 1848 si allontanò con Mons.
Massaia verso la città di Massaua.
Monsignor Massaia, nella sua missione in Etiopia aveva comunque il
compito di ordinare vescovo Giustino de Jacobis (come a Roma era stato
stabilito) per poter affidargli con piena responsabilità, i territori del
nord Etiopia.
La necessità di avere un Vescovo, prima che Mons. Massaia giungesse
in Etiopia, era stata già dibattuta da Giustino de Jacobis, il Montuori e
Bianchieri. Fra i tre, comunque, non c'era accordo su quali caratteristiche
avesse dovuto avere "l'uomo giusto" ma Mons.Massaia era convinto che
il più adatto a tale ruolo fosse proprio il missionario lucano.
Dopo molta insistenza, data la sua non completa convinzione, la sera
dell'8 gennaio 1849, Giustino de Jacobis, in una atmosfera di segretezza,
venne ordinato Vescovo.
I primi mesi di attività con questa nuova responsabilità non
furono particolarmente felici; nel febbraio del 1850 venne anche imprigionato
per un breve periodo il monaco Ghebrè Michael che, tornato in libertà, fu
ordinato sacerdote proprio da Mons. de Jacobis.
Nel dicembre dello stesso 1851, l'assistente generale della
congregazione della missione, Padre Paussou, fece visita ai missionari in
Etiopia e per Giustino, che soffriva per le difficoltà nel comunicare con i
superiori, fu un momento di grande felicità.
Padre Paussou rimase molto entusiasta del lavoro svolto dai
missionari tanto da affermare "….il mio convincimento è che se Dio ha
deciso di avere pietà del popolo abissino, è Mons de Jacobis che deve
diventare lo strumento delle sue misericordie ".
Il 2 Ottobre 1853, Giustino consacrò Vescovo il suo confratello
Padre Lorenzo Bianchieri; da quel momento acquisì la consapevolezza che anche
dopo di lui la missione etiopica avrebbe avuto una guida. Nel frattempo,
però, gli scenari politici della nazione subirono una imprevista evoluzione
che portò al potere il ras Kassa, che, imponendosi ad Ubiè, raggiunse il
pieno potere del febbraio del 1854.
Alla volontà del nuovo ras si allineò rapidamente il vescovo copto
Abuna Salama che, in cambio della sua forza religiosa, avrebbe ottenuto
appoggio e protezione. Proprio in quest'ottica, si inserisce l'editto
pronunciato dal ras nel luglio del 1854 secondo il quale, tutto il popolo
avrebbe dovuto aderire alla fede scismatica: in altri termini, i missionari
avrebbero dovuto immediatamente lasciare l'Etiopia.
I missionari ignorarono l'imposizione del ras e del vescovo copto e
furono arrestati. Giustino de Jacobis trascorse 4 mesi in una cella
piccolissima e miglior trattamento non ebbero gli altri due suoi confratelli.
L'odio e la crudeltà con cui venivano trattati i missionari creò però un
forte senso di insopportazione da parte della popolazione e fu così che nel
novembre del 1854, Giustino fu scarcerato.
In prigione restò invece padre Ghebrè Michael che, a causa delle
torture subite, si spense in cella il 13 Luglio 1855; la chiesa, il 30
settembre 1926 lo ascriverà nell'albo dei beati. Dopo la morte del suo
confratello, Giustino tornò a Gondar e lì si prodigò, tra l'altro,
nell'assistenza ai malati di colera, scoppiato nel 1858. In questa occasione,
Giustino diede veramente il massimo di se facendo tesoro dell'esperienza
acquisita nella analoga occasione del 1836 a Napoli.
Nel frattempo, il nipote del deposto
ras Ubiè, di nome Negusiè,
provò a contrastare il ras Kassa ed i primi segnali sembravano dargli ragione
tanto che una delegazione francese giunse nel 1860 ad Halai con il compito di
aiutare il missionario lucano. Purtroppo, però, i tentativi di Negusiè
furono subito annientati e Giustino tornò in carcere per altri 22 giorni con
l'accusa di favoreggiamento nei confronti dei francesi.
Questo ulteriore episodio negativo segnò ulteriormente le già
precarie condizioni di salute di Giustino che, però, continuava a meditare su
come poteva essere potenziate la missione. Il pensiero del vescovo lucano
andò anche alle suore che avrebbero potuto apportare un forte aiuto ma tale
desiderio si realizzò solo dopo la sua morte. Il 19 Luglio 1860, Giustino
celebrò a Massaua la messa in onore di S.Vincenzo de Paoli, il fondatore
dell'ordine cui apparteneva ma, dopo quel giorno, cominciò a sentirsi molto
male. Il 29 Luglio, dopo aver celebrato una funzione religiosa si incamminò
verso l'altopiano di Halai, una zona molto più salubre di quella dove
abitualmente risiedeva ma, prima di giungervi, nel pomeriggio del 31 Luglio,
nella valle di Alghedien, lungo il sentiero che da Massaua porta
all'altopiano, intorno alle ore 15.00 si spense.
Le sue ultime parole furono di raccomandazione e di affetto verso i
suoi discepoli: "Figli miei, tutti voi avrete parte del mio affetto,
voglio benedirvi!" "Non piangete, non piangete, continuò Giustino,
non abbiate timore perché se vi conformerete alle raccomandazioni che vi ho
fatto, nessuna cosa potrà nuocervi. Trasmettete questi avvisi a quelli che
sono ad Hebo, Alitiena, Halai, Moncullo. Che tutti si ricordino di me nelle
preghiere".
La notizia della morte di Giustino si propagò velocemente in tutta
l'Etiopia.
Il missionario lucano sarebbe rimasto per sempre con loro, ad Hebo,
dove alla sua tomba c'è un costante pellegrinaggio.
La chiesa di Roma celebrò i processi canonici dal 1904 al 1913 a
Napoli, Lecce ed in Etiopia; il 25 Luglio 1935 ci fu il decreto del Papa sulla
eroicità delle virtù ed infine, il 25 Luglio 1939 la beatificazione.
In coincidenza all'anno santo del 1975, il 26 Ottobre, Giustino de Jacobis fu proclamato Santo in una indimenticabile basilica di S.Pietro
affollata di tanti fedeli provenienti dall'Etiopia ma anche dalla natìa San
Fele.
Bibliografia: GIUSEPPE GUERRA, Giustino de
Jacobis, dal meridione d'Italia all'Etiopia.
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Nella foto, la processione del Santo che il 30 luglio attraversa le vie del paese. |
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